RIVISTA “MUSICA”, NR. 300, OTTOBRE 2018
Si narra che in un giorno imprecisato di un anno imprecisato, la famiglia Toscanini, in lieta vacanza all’Isolino, si riunı` dopo la cena intorno all’apparecchio radio per ascoltare la Nona Sinfonia di Beethoven, direttore Furtwängler, che veniva trasmessa da non so dove. Tutti concentratissimi, Arturo che gia` faceva ondeggiare il suo metronomo a nastro, pronto a captare i tempi – sicuramente sbagliati – dell’illustre rivale. La Sinfonia comincia. Passano trenta secondi e la piccola Sonia, figlia di Wanda Toscanini e di Horowitz, si precipita verso l’apparecchio e comincia a girare nervosamente una manopola dopo l’altra. Tutti la guardano, stupiti. Ma Toscanini capisce al volo che la bimba, facendo confusione tra apparecchio radio e fonografo, cerca la manopola che fa marciare piu` svelta la musica. E la sua consolazione e` tale che gli si inumidiscono gli occhi.
La prima reazione che hai, ascoltando in questo disco la Sonata K 333, e`: ma che tempo lento! E poi: perche´ cosı` lento? E poi: no, e` veramente troppo lento! E quando arrivi al ritornello sei quasi deciso a proseguire saltando una bella fetta del movimento. Ma una vocina dentro di te ti dice: aspetta un momentino e sentilo, il ritornello: non si sa mai. Senti il ritornello e capisci che il tempo e` studiato in funzione di una poetica. Giovanni De Cecco vuole portarti a scoprire e apprezzare gli incisi, non i temi, e si comporta piu` o meno come un assaggiatore di vini, non come un bevitore. L’assaggiatore sorbisce un sorsetto, lo fa girare in bocca, lo schiaffeggia sul palato, lo inghiotte. La sua bocca e` raggiante, la gola no, perche´ la gola ha bisogno che il vino le scorra dentro in una sola gagliarda sorsata che svuota tutto il bicchiere. Ora, e` possibile essere nello stesso tempo assaggiatore e bevitore? Non so in enologia. In musica non e` facile ma e` possibile. Ci riusciva Arrau, quando era molto vecchio. De Cecco, che vecchio non e` , sa fare l’assaggiatore e sa invitarti a farlo pure tu. Come assaggiatore e` eccellente e se tu vuoi farti la bocca buona e` lui il mescitore che fa per te. Se vuoi bere a garganella devi invece rivolgerti a un altro banco di mescita.
Questa e` la prima osservazione che sorge spontanea. La seconda riguarda la scelta del clavicordo. Perche´ il clavicordo? Perche´ all’epoca di Mozart chi comprava una sonata se la eseguiva sullo strumento che possedeva, fosse esso clavicembalo, clavicordo o fortepiano. Siamo noi che per ogni scelta che facciamo vogliamo avere il supporto cartaceo delle testimonianze storiche. In realta` non c’e` bisogno di trovare la pezza d’appoggio per la scelta. Se la musica per tastiera di Mozart ti soddisfa di piu` quando e` fatta al clavicordo, che clavicordo sia. E in questa esecuzione clavicordistica di Giovanni De Cecco io non rimpiango il fortepiano. Preferirei, semmai, non un altro strumento, ma un tono oratorio meno dimostrativo, piu` disinibito. E nell’Alla Turca della Sonata K 331 io preferisco l’acciaccatura eseguita in battere, non in levare. Ma la scelta contraria di De Cecco si appoggia sugli studi che sono stati fatti dai filologi negli ultimi decenni del Novecento. La soluzione che si adotta e` dunque questione di gusto, non di correttezza. Insomma, Giovanni De Cecco canta fuori dal coro ed e` una benedizione che lo faccia.
Purtroppo la pubblicazione ha un grosso neo, che non riguarda la musica ma il booklet. Edmondo Filippini, che ne firma le note, data le Sonate K 331 e K 333 al periodo parigino del 1778. Questa era la datazione dei vecchi cataloghi, che e` stata corretta, grazie agli studi sulla carta e sull’inchiostro degli autografi, piu` di trent’anni or sono. Le Sonate K 330-333 vengono oggi datate ai primi anni viennesi. Se non si e` d’accordo bisogna dirlo e spiegare la ragione. Se non si dice nulla si e` male informati. E questo non e` un peccato veniale.
Piero Rattalino

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